La seta: cos’è, come si produce e quali sono le sue proprietà.

Tutti conosciamo la seta. E siamo sicure che se ti chiedessimo:

Quali sono le prime tre parole che ti vengono in mente per descriverla?”

Probabilmente tra le risposte troveremmo: leggera, pregiata, morbida.

E sì, avresti ragione, perché la seta è tutto questo.
Ma è anche molto di più.

Un tessuto dalle mille risorse, il cui potenziale è molto sfruttato nella moda così come in altri settori (come quello medicale o della cosmesi).

 

Ma se invece ti chiedessimo:

Come viene prodotta? Quali sono le altre sue caratteristiche? La sua produzione è etica e sostenibile?

Forse la risposta potrebbe essere meno semplice.

Oggi proviamo a scoprire insieme il mondo che si cela dietro a questo tessuto. E per farlo iniziamo dalla domanda più importante:

Cos'è la seta?

La seta è una fibra proteica naturale di origine animale, composta per lo più da due proteine: fibroina e sericina.

L’animale da cui si ricava è il baco da seta.

Rispetto alle altre fibre naturali, la fibra da cui ha origine la seta consiste in un unico lunghissimo filamento, che non si spezza mai (caratteristica che, tra le altre, rende la seta un tessuto così pregiato).

E, a questo punto, la domanda che ci poniamo è:

Come si produce?

Dicevamo che la seta è una fibra animale e si ricava dal baco da seta che ha un ciclo di vita che potremmo riassumere in tre punti:

🌱 Il baco si nutre tutta la vita di foglie di gelso e, una volta arrivato a maturazione (dopo ben 4 mute), comincia a produrre un filo continuo, detto bava.

🐛 A questo punto, il baco comincia ad avvolgersi in questo filo per formare il bozzolo e procedere indisturbato alla sua metamorfosi in crisalide prima, e in farfalla poi.

 🦋 Terminata la metamorfosi, la farfalla cercherà una via di fuga verso la libertà, che si conquisterà creando un foro nel bozzolo, per potersi riprodurre e ricominciare il ciclo. 

Questo è ciò che accade in natura.

L’uomo, dal canto suo, per poter ottenere quel prezioso filo continuo che rende pregiata la seta,
interviene per bloccare questa metamorfosi ed evitare che l’integrità del bozzolo venga distrutta. 

Come?

Stufando il bozzolo e il baco al suo interno ad alte temperature, prima che questo si trasformi in farfalla.

Una piccola parte dei bachi, invece, viene lasciata emergere per potersi riprodurre e garantire così la continuità del ciclo di produzione.

A questo punto, il bozzolo ancora intatto viene sottoposto a varie fasi di lavorazione volte ad ammorbidirlo ed eliminare la parte gommosa (la sericina), srotolarlo, ripulirlo dalle impurità (per renderlo più pregiato) e migliorarne le proprietà.

Un processo complesso e che solleva un grande dibattito in merito alla sua eticità.

Ma, nonostante questo, resta un tessuto molto richiesto nell’industria della moda, e non solo.

Per questo sorge spontaneo chiedersi: 

Cos’è che rende la seta uno dei materiali più pregiati e desiderabili al mondo (soprattutto nell’abbigliamento di lusso), nonostante le pratiche poco animal friendly che spesso vengono adottate per la sua produzione?

Per capirlo, proviamo a scoprire quali caratteristiche e quali aspetti positivi questo tessuto porta con sé.

Le proprietà.

La seta possiede molte proprietà

È morbida, leggera, biodegradabile, … Moltissime caratteristiche (vedere la scheda per credere! ↓ ).

Non sempre, però, le riscontriamo in egual misura tra i capi che acquistiamo.

Infatti, è doverosa una premessa: baco da seta che usi, lavorazione che fai, seta che ottieni.

 

Eh, sì.
Non esiste un solo tipo di seta e neanche una sola qualità

Sono tanti i fattori che incidono sulla resa finale di questo tessuto. 

Tra questi, ad esempio, ci sono la tipologia di baco, la sua alimentazione, il tipo di allevamento e il grado di lavorazione che ha subito.

Questo accade perché, nel suo ciclo di produzione, il bozzolo è sottoposto a molti stadi di lavorazione. 

E più viene lavorato, più vengono eliminate le impurità e più la seta risulterà pregiata. 

Ecco perché le caratteristiche di questo tessuto, come morbidezza e lucentezza, possono essere più o meno evidenti a seconda della sua qualità.

[ Clicca sulla scheda per ingrandire e scoprire tutte le caratteristiche della seta ]

Inoltre, possiamo sottolineare un altro aspetto interessante.

La produzione della seta è in grado di ridurre al minimo gli sprechi.

Generalmente, infatti, tutti gli scarti e i residui di lavorazione (detti cascami) non vengono buttati ma, al contrario, impiegati per la creazione di nuovi filati, a volte in mischia anche con altre fibre.

Ecco perché la seta rappresenta anche un ottimo esempio di economia circolare.

Questo oltre al fatto di essere biodegradabile e a basso impatto ambientale rispetto ad altre colture, anche di fibre naturali (come ad esempio quella del cotone).

 

Quindi, molte proprietà e molti aspetti positivi.

 

Ma resta un scoglio da superare per l’industria tessile.

Lo scoglio di una produzione che, come abbiamo visto poco fa, non è sostenibile ed etica nel suo intero processo.

Motivo per cui l’industria si impegna per proporre alternative maggiormente compatibili con un sistema produttivo più etico. 

La seta non violenta.

Seta tussah, Seta Eri, Seta Ahimsa, Peace Silk.

Tanti nomi per descriverla ma un obiettivo comune: rendere la produzione di seta una pratica più etica e sostenibile.

A differenza del tradizionale processo produttivo, nella produzione di seta non violenta, infatti, si lascia concludere ai bozzoli il proprio ciclo di vita e solo in seguito alla loro schiusa si effettua la raccolta

Lasciando ai bachi la possibilità di rompere il bozzolo, il filo che si otterrà srotolando quest’ultimo non sarà più continuo e, per questo, il tessuto finale che si otterrà con questo tipo di filato presenterà qualche irregolarità.

Un ottimo compromesso, che permette di ottenere comunque un buon tessuto riducendo però l’impatto che queste pratiche di produzione hanno sull’ambiente e il suo ecosistema.

Nonostante questi sforzi da parte del sistema, però, i più attenti potrebbero ancora sollevare qualche dubbio. 

Come spiegato anche da Peta, nonostante l’introduzione di questi nuovi processi, restano aperte diverse problematiche (anche in merito a questa seta), per il fatto che i bachi impiegati nei processi produttivi sono spesso tenuti in cattività, feriti o malnutriti. 

Quindi resta da chiederci:

Che passi avanti possiamo fare ancora?”

La risposta sta nel progresso dell’industria e nella ricerca.

Le alternative animal-friendly.

Per migliorare i propri processi e rendere il proprio impatto meno dannoso, la moda continua a lavorare verso nuove alternative per proporre soluzioni sempre più sostenibili e, nel caso specifico della seta, più animal-friendly. 

La viscosa, la seta di soia e il lyocell sono tra queste.

Nuovi materiali che ripropongono alcune proprietà della seta, ma le cui produzioni, a loro volta sollevano nuovi quesiti.

Mentre risolvono il problema etico dello sfruttamento animale, infatti, aprono (chi più chi meno) un dibattito parallelo sul loro impatto ambientale.

E qui comincia tutta un’altra storia (e tutto un altro post).

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